INTOLLERANZE ALIMENTARI E IPERTENSIONE ARTERIOSA
ALIMENTARY INTOLERANCE AND ARTERY HYPERTENSION

M. Stegagno - Associazione Medica Internazionale Kinesiologia Applicata - Bologna (Socio ANCE)


Riassunto:
L'osservazione che la presenza di intolleranze alimentari gioca un ruolo di importante stress nei pazienti che ne sono affetti, e che lo stress può talora causare ipertensione arteriosa, ha promosso l'effettuazione del presente studio per valutarne l'eventuale correlazione. Sono stati studiati 364 pazienti tra i 35 e i 75 anni di età con diagnosi accertata di ipertensione arteriosa (P.A. a riposo maggiore di 140/90) non in terapia farmacologica e che non avevano tratto benefici dalle comuni diete del caso. La presenza di intolleranze alimentari è stata stabilita tramite la posturo - satabilometria computerizzata con attrezzatura a software dedicato "Lizard".
Al termine dello studio (1 anno) 1l 30% dei casi mostrava una normalizzazione dei valori pressori, il 40% un netto miglioramento (riduzione di almeno 20 mmHg di sistolica e 15 mmHg. di diastolica) e minori modificazioni nel restante 30% (statisticamente non significativi, comunque senza nessun peggioramento) Parole chiave: ipertensione arteriosa, intolleranza alimentare, posturo - stabilometria computerizzata.
Summary: The observation that presence of dietary intolerances often plays a role of heavy stress for the affected subject and that stress may be cause of arterial hypertension stimulated the performance of the present study in order to evaluate such correlation. 364 patients aged between 35 and 75 years with arterial hypertension indicating pressor values (a.p. higher than 140/90 mmHg.) and no pharmacological therapy and who had not gained any benefit from common dietary standars were considered. The presence of dietary intolerances was estabilished by means of computered "POSTURO - STABILOMETRIA" with "Lizard" hardware and software equipement. At the end of the study (one year) 30% of cases showed a normalization of pressor values, 40% a clear improvement (reduction of at least 20 mmHg. systolic and 15 mmHg. diastolic) and minor changes in the remaining 30% (statistically not significant, nevertheless, impairments were never observed). Key words: artery hypertension, alimentary intolerance, computered "posturo - stabilometria"

Introduzione
:
L'osservazione che la presenza di intolleranze alimentari gioca spesso un ruolo di forte stress per il soggetto che ne soffre e che lo stress possa essere causa di ipertensione arteriosa, ha stimolato l'effettuazione del presente studio per la valutazione di una tale correlazione. Ormai già da diversi anni è possibile valutare la presenza di intolleranze alimentari con una nuova metodica che permette di studiare ogni forma di tale patologia prescindendo dalla via effettrice terminale. Difatti è cosa nota come la via effettrice immuno mediata sia solo una delle possibili modalità di espressione di una intolleranza. Studi di psico - neuro - endocrino - immunologia, hanno dimostrato come il quadro clinico possa essere dominato da manifestazioni psichiche (le così dette intolleranze "cerebrali"), neurologiche, endocrine (squilibri tiroidei, ipofisari, surrenalici, ovarici ecc.) e anche immunitarie. Diversi autori hanno sottolineato come l'infiammazione, lo squilibrio neurovegetativo ed altri aspetti possano essere nient'altro che la manifestazione ultima di una intolleranza.
In questa sede si vorrà porre l'attenzione alla correlazione tra intolleranze alimentari e ipertensione arteriosa. Studi di fisiologia clinica hanno messo in evidenza come in presenza di intolleranza, il contatto del cibo con la persona interessata da un tale problema, determina in questi una reazione di stress con tutte la variazioni endocrino metaboliche conseguenti. Tutto questo si accompagna sempre e comunque ad un calo del tono di tutta o parte della muscolatura scheletrica con conseguente variazione posturale. Ecco quindi come la posturo stabilometria computerizzata assume un valore di grande interesse nello studio delle intolleranze alimentari. Il sistema si compone di una sorta di bilancia estremamente sofisticata (denominata "pedana"), che presenta tre sensori - trasduttori di peso per la valutazione del carico in tre punti del piede (anteriore, laterale e posteriore).
Il tutto interfacciato con un computer che permette la valutazione della distribuzione dei carichi tra i due piedi e la ripartizione degli stessi per ogni singolo piede; i suddetti parametri vengono valutati durante un minuto di rilevazione continua ed analizzati da un software dedicato. Popolazione studiata Sono stati considerati 364 pazienti di età comprese tra i 35 e i 75 anni di cui 168 uomini e 196 donne venuti successivamente e casualmente alla osservazione, con valori pressori indicativi di ipertensione arteriosa (p.a. maggiore di 140/90 mmHg) e non in terapia farmacologica e che non avevano tratto benefici dalle comuni norme dietetiche.
I pazienti in studio non erano affetti da altre malattie clinicamente o anamnesticamente rilevabili. Sono stati esclusi pazienti con significative alterazioni osteo - articolari in quanto non adeguati per una valutazione posturo stabilometrica valida. Materiali e metodi La presenza di intolleranze alimentari è stata eseguita mediante posturo - stabilometria computerizza (apparecchiatura hardware e software "Lizard"). Per ogni paziente è stata effettuata una determinazione stabilometrica di base. Ogni esame è stato condotto in condizioni di tranquillità e senza scarpe. Nella medesima occasione è stata determinata la pressione arteriosa in clinostatismo utilizzando una apparecchiatura tipo "Riva Rocci" non prima di aver fatto rilassare il paziente per almeno dieci minuti. Il test è stato considerato positivo (cioè la intolleranza alimentare presente) qualora si fosse verificata anche solo una delle seguenti condizioni: _ peggioramento della ripartizione del peso dx. - sx _ modificazione in senso peggiorativo della posizione del baricentro generale _ cattiva ripartizione dei carichi all'interno dell'area di appoggio dei piedi quando veniva messo in bocca un campione di un dato cibo opportunamente predisposto in apposite fiale test della ditta "GUNA" diluite alla D6 (che rappresenta ancora una diluizione "ponderale"). E' stata considerata significativa una variazione di almeno il 5% rispetto ai dati di base (concordemente alle osservazioni desunte da studi precedenti effettuati dal sottoscritto e in via di pubblicazione).
Sono state testate 30 sostanze alimentari diverse scelte tra quelle che più comunemente determinano intolleranze (latte e derivati, farina, uova, zucchero, solanacee , carne, pesce ecc.). Dopo ogni determinazione della postura veniva fatta sciacquare la bocca in modo da asportare la maggior quantità possibile di sostanza. La terapia è consistita nella semplice eliminazione completa di tutti i cibi che erano responsabili delle alterazioni dei parametri suddetti; i controlli clinico strumentali sono stati effettuati a distanza di 1 - 3 - 7 - 15 - 30 - 60 - 90 - 120 - 180 - 240 e 360 giorni. Analisi dei risultati Al termine dello studio (un anno) il 30% dei casi (A) mostrava una normalizzazione dei valori pressori, il 40% (B) un miglioramento netto (riduzione di almeno 20 mmHg di sistolica e 15 mmHg di diastolica) e variazioni minori nel restante 30% (C) (statisticamente non significative ma, comunque, non sono stati mai osservati peggioramenti). Nei casi con completo successo (A) gli ulteriori controlli stabilometrici risultavano nettamente migliorati e denunciavano una completa assenza di modificazioni posturali negative indotte dal contatto perlinguale con i vari cibi - test; nel gruppo con netto miglioramento (B) si assisteva o ad una completa assenza di intolleranze o alla scomparsa delle "vecchie" ma con la nascita di una o più "nuove" perlopiù verso cibi non frequentemente utilizzati dai pazienti. Nel terzo gruppo (C) con variazioni minori, si poteva evidenziare una riduzione del numero delle intolleranze e/o una loro minore intensità denotata da una minore compromissione dell'esame stabilometrico. La normalizzazione della pressione arteriosa verificatasi nel 30% dei casi (A),è stata ottenuta per l'80% in ipertesi lievi e lievi - moderati.
Il restante 20% era rappresentato da ipertesi gravi. Inoltre l'85% dei casi risolti completamente era affetta da ipertensione da meno di 5 anni; il restante 15% presentava valori elevati da 5 a 20 anni. I pazienti con netto miglioramento (B), non presentavano caratteristiche particolari riguardo all'epoca di insorgenza della malattia né all'entità dei valori pressori (anche se le riduzioni più consistenti si sono ottenute nei pazienti con i valori più alti di partenza). Nel gruppo (C), le riduzioni ottenute sono state di minor entità e clinicamente di non grande significato, ma sempre presenti tranne in 2 soggetti nei quali i livelli pressori sono rimasti praticamente invariati. Non si sono apprezzate differenze significative tra la popolazione maschile e quella femminile sia tra i "responders" che tra i "non responders".
Da sottolineare la mancanza quasi costante (75% dei casi) di danni d'organo (ipertrofia all'eco e/o all'ecg, retinopatia, nefropatia) negli ipertesi "responders" anche tra quelli di più vecchia data (15%). Commenti e conclusioni. I dati esposti suggeriscono con forza l'origine "alimentare" di un buon numero di ipertensioni arteriose e della loro possibile, di conseguenza, correzione non farmacologica e, nella maggior parte dei casi, definitiva. L'assenza di lesioni d'organo importanti è data da un lato dalla relativa recente insorgenza della patologia nei casi studiati, ma dall'altro è spiegabile, specie nei soggetti in cui l'insorgenza era di più lunga data, dalla verosimile minor costanza circadiana degli elevati valori pressori. Gli incrementi di tali parametri è difatti spesso correlabile con l'ingestione del o dei cibi verso cui si manifesta l'intolleranza.
Occorre inoltre considerare che non tutti i pazienti affetti da intolleranza alimentare vanno incontro a ipertensione e questo in rapporto al loro "range di tolleranza allo stress" e alla loro costituzione e assetto endocrino metabolico per cui la via effettrice ultima può non essere rappresentata dall'apparato cardiocircolatorio ma da altre funzioni organiche (apparato digerente, cutaneo, respiratorio, endocrino ecc.). Oggi è pertanto possibile identificare un sottogruppo di ipertesi "essenziali" dove l'origine di tale disfunzione è invece identificabile grazie soprattutto alle nuove tecnologie e conoscenze di fisiologia clinica, allergologia e nutrizione. La posturo stabilometria computerizzata si candida così come strumento complementare di indagine nei pazienti ipertesi contribuendo a ridurre le fila dei così detti "essenziali". Grafico N.1 Il grafico illustra l'andamento della media delle pressioni nei pazienti "responders". Risulta evidente come il calo pressorio sia presente fin dalle prime settimane di terapia e che raggiunga il suo massimo dopo 1 - 2 mesi dall'inizio della dieta adeguata. Il risultato rimane invariato anche a 1 anno di distanza. Inoltre, osservazioni condotte per tempi più lunghi, dimostrano il perdurare del risultato raggiunto fintanto che i pazienti seguono la loro dieta. In coloro che per motivi vari sospendono il regime alimentare indicato e tornano a mangiare anche i cibi "proibiti" i livelli pressori ritornano inesorabilmente verso l'alto nel 70% dei casi. Esiste per contro un 30% dei soggetti in osservazione nei quali i valori sisto - diastolici rimangono invariati nonostante la ripresa di una alimentazione libera. Questo dato è da mettere in correlazione con la scomparsa della causa scatenante le intolleranze durante il periodo in cui hanno partecipato allo studio. Grafico N.2 La torta evidenzia graficamente i risultati ottenuti: 30% di normalizzazione dei valori pressori; 40% con netto miglioramento; 30% di non responders.

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Dott. Mauro Stegagno Spec. In Cardiologia e in Medicina Interna v. Jussi N. 4 40068 S. Lazzaro di Savena Bologna. E - mail: stegagno@tin.it Con la presente si dichiara che il presente articolo non è stato pubblicato né è sottoposto a valutazione da nessuna rivista scientifica Mauro Stegagno (Presidente di A.M.I.K.A. - Associazione Medica Internazionale di Kinesiologia Applicata)

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